MTB – Un giro al Monte Morto

A dispetto del suo nome un po’ funereo questa piccola elevazione, posta sotto il versante meridionale del Campo dei Fiori, riserva una esperienza molto bella. Come sempre accade un monte, per piccolo che sia, prevede una salita ed una discesa e anche questo non si sottrae alla norma. Anzi dovrei dire che di percorsi sulle sue pendici se ne possono individuare più d’uno ma quello più celebrato è un anello la cui partenza si può collocare lungo il sentiero n.10 del Parco del Campo dei Fiori. Nel mio caso la partenza è da casa mia ed il mezzo scelto è la mia MTB, il che aggiunge svariati chilometri alla gita ma mi limiterò a riportare quanto attiene all’anello suddetto. Si può pensare ad uno start poco prima della Cascina Zambella dove c’è anche un comodo parcheggio; si percorre il n.10 fino alla Cascina Caddè.

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Qui si prosegue ad Ovest e qui si chiuderà la discesa dal Monte Morto. Il sentiero è in realtà una larga sterrata molto frequentata da escursionisti, podisti e biker specialmente nei fine settimana e permette di godere senza molta fatica delle bellezze del bosco. Si intercettano i sentieri n.13 e 11 ma si prosegue fino al Sass Gross, dove un curioso masso erratico fa bella mostra di sé. Incontro un signore che mi chiede se ho visto il presepe che è stato disseminato nei paraggi; quasi subito infatti vedo una madonnina posta nel cavo di un castagno. Scambiatici il tradizionale “buona passeggiata” proseguo e dopo non molto giungo in località Quattro Strade così chiamata perché è un importante crocevia escursionistico. A sinistra si scende al paese di Orino, proseguendo diritti si sale verso il bivio per Pian delle Noci e verso il Forte di Orino tramite i sentieri n.2 e 17 mentre a destra si va verso il nostro Monte Morto. Qui, un po’ in sordina inizia la salita che da piacevole ben presto si trasforma in dura e accidentata. Avevo visto diversi report e alcuni la mostravano come agevole. Per me così non è però. Il fardello di anni sulle spalle a volte stravolge la pendenza e, insomma sì…scendo e spingo per qualche breve tratto impossibile; ciò non toglie nulla alla bellezza del percorso anzi, diminuendo l’impegno si apprezza maggiormente il bosco. Però in breve si raggiunge il culmine ed inizia la discesa. Ho cercato di seguire il percorso ufficiale anche se ci sono delle varianti che mi sono ripromesso di esplorare prossimamente. Si scende su un tappeto di foglie che spesso cela sassi che obbligano a qualche virtuosismo; i freni riducono la velocità ed i rischi. Il sentiero si presenta a volte largo ma spesso si riduce ad un single trail; in ogni caso è divertente ed i più bravi possono dare sfogo alle loro ambizioni velociste. Mi avventuro anche in tratti un po’ wild perché, sbagliando, stimo fangoso il sentiero principale ma nel complesso la divagazione mi diverte parecchio. Giungo ad una costruzione che raggiunsi in passato e che nel mio intimo chiamai Casa dell’Acqua; ora è supportata da pali e rinforzi che fanno supporre pericolo di crolli ma il grazioso balconcino in ferro battuto è ancora lì anche se la porta di accesso è di difficile apertura.

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Dopo un breve periplo a piedi della casa torno in sella e proseguo. Quasi subito lascio sulla sinistra quello che invece deve essere il giusto prosieguo e tenendo la destra seguo la mulattiera che con analoghe difficoltà mi porta al sentiero n.10. Qui decido di ritornare sul sentiero giusto salendo per un po’ col n.13 fino a correre fin sul retro della Cascina Caddè. Anche qui si potrebbe fare una variazione scendendo sulla sinistra ma stavolta proseguo diritto chiudendo il mio anello e, successivamente, torno alla Cascina Zambella e poi, via verso casa.

L’impressione è positiva e anche se non rientra nei ”must” del perfetto biker il giro mi è piaciuto molto e mi riprometto di tornare a percorrerlo.

 

Riepilogo tecnico

Data 23/11/2017

Lunghezza    12,84 km

Dislivello       258 m

Tempo lordo 1h 51’

Traccia GPS – scaricare da qui:  traccia clickando sul pulsante “SCARICA” del sito

 

 

Il filmino

 

 

Le biciclette gialle OFO

A metà Ottobre anche la mia città, subito dopo Milano, è stata invasa da un buon numero di simpatiche biciclette gialle. Il loro uso è stato gratuito per qualche giorno e dopo è diventato a pagamento. Da ciclista affezionato ai miei velocipedi ho pensato che la cosa non mi avrebbe per nulla interessato anche se la vedevo nascere con piacere perché significava che parecchia gente si aggiunge a coloro che hanno barattato l’uso dell’auto con la bici, perlomeno in città. Ieri mattina ho portato l’auto dal concessionario per una riparazione vestito della mia tutina da runner e subito dopo mi sono dedicato alla mia attività preferita tornando a casa con un bel giro di 8 km. Nel pomeriggio avrei dovuto tornare per ritirare l’auto e, in questi casi, lo faccio con una passeggiata di circa 4 km. Mentre correvo però, osservando le tante bici gialle sparse per la città, pensavo che questo era forse l’unico caso in cui mi sarebbe tornato utile approfittare del servizio.

Bici OFO

Le alternative erano usare l’autobus o usare una delle mie bici con successivo smontaggio e caricamento in auto. Stavolta la curiosità ha prevalso e così, dopo una occhiata al sito OFO scarico l’APP , immetto email address, telefono e carta di credito per i pagamenti. Arriva un SMS di conferma e sono registrato! Come un bimbo alle prese col suo nuovo giocattolino consulto l’APP per localizzare la più vicina bici, mi reco sul posto ed eccola lì, pronta.

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Senza difficoltà inquadro il QRcode posto sul retro della bici e ne sblocco il dispositivo. Da quel momento inizia il computo del tempo di noleggio. Salgo e comincio a pedalare. Approfitto per studiare bene i particolari. C’è un cambio a tre marce integrate nel tamburo posteriore; nessun ingranaggio è visibile. Il suo funzionamento è dolce ma preciso e si attua ruotando la parte più interna della manopola destra. La rotazione della parte interna della manopola sinistra, invece, fa suonare un bel campanello, anch’esso invisibile. L’illuminazione della bici, ho letto, è a cella solare l’anteriore e a dinamo la posteriore. L’altezza della sella è regolabile anche se l’ho trovata già adeguata a me ma comunque non sono riuscito a cambiarla. Lo sterzo era leggermente fuori posto rispetto all’ortogonale della ruota anteriore. Le sospensioni del tutto assenti e le ruote forse da 24″ facevano sentire le anomalie dell’asfalto mentre le marce, normalmente sufficienti, su una bella salita impegnano parecchio la muscolatura anche usando il primo rapporto; parlo comunque di una “bella” salita.

Arrivato a destinazione ho parcheggiato la bici vicino alla fermata di un autobus; è prescritta una certa cura nel parcheggio come nella guida. Entrambi devono essere rispettosi del codice della strada e della educazione; ad esempio il parcheggio non va fatto davanti ad un passo carrabile o in luoghi nascosti. Basta poi agire sul blocco posteriore finché scatta e poi, sull’APP, confermare la fine del viaggio. A quel punto compaiono sul display dello smartphone i km percorsi, il tempo impiegato e la spesa oltre al numero della bicicletta che si è usata. Se ce ne fosse la necessità, con apposito bottone sull’APP, si possono comunicare anomalie come guasti alla bici, impossibilità di chiudere il viaggio o altro.

In soldoni…..19′ di viaggio per 20 centesimi contro 1,40 Euro del trasporto urbano con cambio del mezzo e attese varie. Altra cosa che mi ha fatto piacere è che recupero e manutenzione delle bici è effettuata da Naturcoop una cooperativa sociale che aiuta i giovani. I prezzi sono, come si vede, più che convenienti: la prima mezz’ora o frazione costa 20 cent, la seconda 30 cent e le successive 50 cent con un massimo di 5 Euro giornalieri. Certo….bisogna pedalare e non stare comodamente seduti su un mezzo a motore ma a chi piace…..va bene! L’azienda OFO è cinese, fondata dal signor Dai Wei, ed il servizio è su scala mondiale ma la cosa non mi disturba perché mi sembra davvero intelligente.

Ciò che mi disturba parecchio è invece il vandalismo diffuso che già impera prima a Milano ma ora anche da noi. Lo smontaggio dei pedali è solo uno dei problemi riscontrati. Spero che i vandali possano essere in qualche modo rintracciati e che prevalga il buon uso dei mezzi anziché il “goliardico” piacere del danneggiamento. Me lo auguro di cuore per non far naufragare un’altra buona iniziativa come altre del passato.

MTB-Il Sentiero 10 attorno al Massiccio del Campo dei Fiori

Dopo la Scoperta del Sentiero 21 non potevo non tornare su un percorso classico: il Sentiero 10, o meglio 310. Molti in zona lo conoscono; c’è chi ne percorre una parte a piedi, chi si allena nella corsa scegliendo il tratto di maggiore utilità, chi tenta l’anello completo in MTB, chi studia una o più delle numerose varianti. Di fatto il Sentiero 10 compie il periplo del Massiccio del Campo dei Fiori, è completamente segnalato col segnavia 310 nella parte Sud e col 310b nella parte Nord. Quest’ultima, che va da Orino al Brinzio e Rasa, è più ostica e forse meno frequentata. Nei week end è normale vedere stuoli di biker e runner invadere la parte Sud sguinzagliandosi poi verso il Monte Morto o salendo a piedi al Forte di Orino per i Sentieri 11, 13, 2 e 17. Insomma una ragnatela di piste tutte collegate alla base dal 310.

Il mio anello inizia in zona S.Ambrogio, un bel quartiere a Nord di Varese. Mi dirigo subito verso Velate tramite sentierini amici e qui imbocco il Velate-Orino, per l’appunto Sentiero 10.

 

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Rifugetto

Normalmente si percorre il 10 fino alla località Quattro Strade dove, come dice il nome, si può operare una serie di scelte. Per la prosecuzione classica si va a sinistra per Orino ma conosco quel tratto e so che è in discesa molto ripida, accidentata e scalinata per cui scelgo una variante.

 

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Sass Gross, eccolo qui!

Prima di arrivare alle Quattro Strade, in località Sass Gross scendo a sinistra per il sentiero che conduce a Cerro. Non che questo sia comodo ma se non altro ha pendenza costante ed il fondo solo in pochi casi impone di scendere di sella. Per il resto regala un po’ di adrenalina e divertimento pur dovendo porre molta attenzione alla guida.

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Divertimento, cautela, qualche passaggio giù di sella…in soldoni
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Poesia…

Si arriva finalmente al bivio: sx verso Cerro, dx verso Orino. Viro a destra, e su bel percorso agevole raggiungo Orino punto più ad Ovest del giro e paesino con belle villette e centro ancora come una volta.

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Paese di Orino

 

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Attraversato il paese si seguono le segnalazioni 310b ed il sentiero prosegue più o meno parallelo alla SP45 che raggiunge il paese di Brinzio. Alcuni lasciano il 310b e scendono sulla provinciale per un bel tratto per evitare la parte più ostica dell’anello ma io seguo il percorso integrale e sperimento subito il suo carattere poco amichevole che mi impone di scendere e spingere per un bel tratto.

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Strada sbarrata, da scavalcare!

 

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Sentieraccio, si spinge

Quando, all’altezza del cimitero di Castello Cabiaglio, si consiglia nuovamente di scendere sulla provinciale, continuo imperterrito per il 310b ma ne scopro una variante bella e abbastanza comoda che copia la SP45 più in alto nel bosco.

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Il segno del tempo

 

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Scendo infine sulla provinciale alla periferia di Brinzio, la attraverso e…

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…arrivo al paese di Brinzio
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Omaggio ai ciclisti
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Brinzio, la Parrocchiale

…devio per la pista di fondo ma subito a sinistra prendo un sentiero che, inizialmente largo e bello, costeggia il Lago detto della Balena, poi si innervosisce, si restringe e s’inerpica su una collinetta che…

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Campo dei Fiori: Palestra di roccia e Punta Paradiso
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Quasi al Passo della Motta Rossa

…culmina con il passo della Motta Rossa dove scendo definitivamente sulla SP46. Qui, consultato l’orologio, scelgo di non seguire il sentiero che corre bellissimo nel bosco fino alla località Molinetto ma resto sulla provinciale con la quale chiudo l’anello tornando a S.Ambrogio e di lì a casa con un piccolo extra km.

 

Per chi vuole vivere dinamicamente il percorso ecco qui:

 

Riepilogo tecnico

Il percorso:

Mappa

L’altimetria:

Profilo

Un po’ di numeri:

Data:                                         20 Settembre 2017

Lunghezza del percorso:      25,2 km

Dislivello:                                520 m

Tempo impiegato (lordo):    3h49’

Traccia GPS – scaricare da qui:  traccia clickando sul pulsante “SCARICA” del sito

 

MTB-La scoperta del Sentiero 21

 

Ci avevo messo su gli occhi da quando avevo reperito una traccia GPS sul Web e avevo visto qualche segnale escursionistico che lo menzionava, per l’esattezza con la nuova numerazione oggi usata cioè Sentiero 321. Anche questo fa parte dei numerosi sentieri del massiccio del Campo dei Fiori (VA) e come i suoi fratelli nasce come sentiero escursionistico. Ciò non toglie che molti di essi sono percorribili, con più o meno difficoltà, anche in MTB. Il Sentiero 21 però è un caso particolare: potremmo idealmente suddividerlo in tre sezioni che ho esplorato in tre uscite diverse, sempre partendo da casa mia e totalizzando in complesso 57 km e 800 m di dislivello, ben di più della somma delle singole tratte del sentiero.

Sezione superiore (06/07/2017): inizia più o meno a Velate e si conclude a Casciago alta. La sua caratteristica è quella di svolgersi interamente nel bosco, con percorso che passa dalla sterrata larga, più o meno sassosa al single trail difficilotto. Piuttosto divertente per chi apprezza il genere, è lungo 4,2 km con un dislivello di circa 100 m. Personalmente gli ho aggiunto un preambolo che faccio spesso, chiamato Sentiero Noseda che costeggia il

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Palestrina itinerante

Torrente Vellone ed è attrezzato a mo’ di Percorso Vita; si collega poi alla prima parte del Sentiero Velate-Orino, alias Sentiero 10, noto a tutti i biker della provincia.

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A sx inizia il Sentiero 21

Si abbandona quest’ultimo per il Sentiero 21 propriamente detto che con un single trail costeggia il Torrente Valle Luna ed in qualche caso ne percorre il letto sassoso sbucando su strada asfaltata nei dintorni di Masnago.

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Micro-guado

Purtroppo giunto lì mi sono accorto di aver forato con squarcio irreparabile. Ho deciso quindi di rimandare il proseguimento di lì a qualche tempo.

Sezione centrale (14/07/2017): una settimana dopo mi presento più o meno dove avevo forato, cioè a Casciago alta, per seguire la parte centrale del Sentiero 21. Stavolta alcuni tratti sono su strada asfaltata anche se con pochissimo traffico. Si scende a Casarico; si attraversano i binari e si segue la ferrovia finché le indicazioni ci deviano su sterrata il

 

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cui terriccio lascia presto il posto ad un fondo alternativamente sassoso e roccioso da percorrere con attenzione. Si sbuca nuovamente su asfalto e ci si trova nel paese di Morosolo; si prosegue in discesa fino a deviare su stradina per Gudo dove inizia la salita che conduce a  Mustonate transitando a fianco ad un bellissimo allevamento di cavalli.

 

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Poco dopo si stacca sulla sx (segnale 21) uno stradello che presto muta in sterrata che sale ad un altro allevamento/maneggio. Il sentiero continua e presto se ne stacca una Variante Sentiero 21 che io seguo; ancora campagne, terriccio, fango, un po’ di tutto.

 

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Si supera la ferrovia Milano-Laveno su ponticello e si inizia una lunga salita che riporta al paese di Casciago dove si conclude questo anello della sezione centrale di 10,3 km per 220 m di dislivello.

Sezione inferiore (21/08/2017): sembrava finita ma avevo scoperto che c’era un ramo variante del Sentiero 21 che più o meno da Morosolo scendeva con percorso interessante fino alla circumlacua-le, alias SP1, con la possibilità di, variante nella variante, dare un’occhiata ad un certo Ponte del Diavolo che scavalca il Torrente Tinella. Non posso ignorare il richiamo ed eccomi di nuovo a Casarico (allungo un po’) da dove, col percorso già descritto, mi dirigo a Morosolo.

 

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Lì seguo le indicazioni per il Ponte del Diavolo che indirizzano verso una carrareccia in discesa che seguo fino a trovare la deviazione a dx per il Ponte agognato.

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Arrivarci, così in gamba!

Quasi subito devo lasciare la MTB perché la via, pur breve, scende al Ponte con un sentiero non percorribile in sella.

 

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Una serie di gradinate mi conduce nel fondo di una valletta dove scorre il Tinella dopo un salto che fa alla uscita di una grotta che attraversa.

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Dal Ponte del Diavolo

Sul Ponte trovo anche un cartello didattico che descrive il torrente, i suoi abitanti acquatici, il suo percorso, ecc.

 

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Tutte cose molto interessanti ma al momento inaccessibili per me per cui mi limito ad osservare, fotografare e poi torno alla mia MTB con la quale riprendo il Sentiero 21 che nel frattempo si muta in accidentato single trail.

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Scalinatella….

Un po’ di equilibrismi divertenti e giungo ad una strada interpoderale che in breve mi porta alla circumlacuale. Il Sentiero 21 è completato con questa ultima sezione di 4 km e 170 m di discesa ma non la mia uscita; per tornare a casa utilizzo la Ciclabile del Lago di Varese e poi risalgo per Via Macchi/Via Daverio.

Da provare!

Per chi vuole vivere dinamicamente il percorso ecco qui (per vedere a tutto schermo clickare Filmino full-screen e aprire al max):

Riepilogo tecnico

I percorsi:

Sentiero 21

Un po’ di numeri:

Data:                          Luglio / Agosto 2017

Sezione alta:             Lunghezza 4,2 km      Salita/Discesa 88 m / 100 m              Tempo 25’

Sezione centrale:    Lunghezza 10,3 km     Salita/Discesa 204 m / 230 m            Tempo 1h13’

Sezione bassa:         Lunghezza 4,0 km       Salita/Discesa 41 m / 172 m               Tempo 35’

In totale:                  Lunghezza 18,5 km    Salita/Discesa 333 m / 502 m             Tempo 2h13’

Per la “mia scoperta” ho impiegato in totale:

Lunghezza 57,1 km    Salita/Discesa 782 m / 815 m            Tempo 6h01’

Traccia GPS – scaricare da qui:  traccia clickando sul pulsante “SCARICA” del sito