Un giro, questo, fatto alcune volte che si estende sul versante Est del Monte Generoso più conosciuto in Svizzera come Calvagione. Su questo monte si disegnano una infinità di itinerari di difficoltà quanto mai varia. Quelli sul versante Ovest sono complicati, difficili e a volte rischiosi; a Nord una lunga cresta scende verso la Val Mara, Arogno e Lanzo d’Intelvi toccando le maggiori vette del complesso. Da Sud, invece, salgono sia la strada asfaltata sino a Bellavista che una ferrovia a cremagliera che porta ai piedi della vetta. Qui sono la stazione terminale del trenino e l’appena ricostruito complesso che sostituisce il precedente albergo-ristorante; ora indossa il pomposo nome di Fiore di Pietra ed è a firma del famoso architetto svizzero Mario Botta dividendo le opinioni di chi sale lassù. Il trenino scodella frotte di visitatori che salgono gli ultimi 100 m per portarsi in vetta a 1702 m ed ammirare l’ineguagliabile panorama ad angolo giro.
Ma il mio itinerario è un giro di silenzi, lontano dai festanti passeggeri della comoda e bella ferrovia; partendo da Muggio, sito nell’omonima valle, risale il fianco orientale del Monte, si inerpica per sentieri ben tenuti a collegare le antiche Alpi,

per lo più oggi diroccate ma un tempo popolate in stagione dagli alpigiani che portavano lassù i loro greggi. Si scende inizialmente alla Breggia, un fiume che vale da solo la visita al Parco della Breggia,

lo si scavalca e poi si sale attraversando splendidi boschi di castani e faggi fino a Roncapiano, collegato da una rotabile a Scudellate ed a Muggio. Si esce dal bosco, si attraversa il delizioso paesino e poi si sale per ripidi prati;


il sentiero è in via di sistemazione ed il fondo è protetto da un tappeto in corda che evidentemente è lì per trattenere sassi e terriccio dal migrare a valle.

Guardando il vallone sottostante si individuano i ruderi dell’Alpe Genòr e altre casette pericolanti

mentre si sale verso il complesso dell’Alpe Nadigh, ancora funzionante e piuttosto integro che offre un’idea di come queste Alpi erano strutturate.

Salendo ancora si arriva alla Piana, altra fattoria ristrutturata, e poi si individua sulla sinistra un sentiero che taglia il versante Sud per dirigersi verso la stazione terminale della ferrovia.


Da lì si sale in vetta o per prati oppure lungo una bella gradinata godendo già di belle occhiate sul Lago di Lugano.


In vetta è posto un segnale trigonometrico piramidale, alcune panchine e tabelloni disposti tutt’intorno che descrivono le vette vicine e lontane che si ammirano di lassù. Il favonio che ha reso la giornata limpida e l’aria tersa, qui imperversa violento ed i molti visitatori indossano in fretta indumenti supplementari.
Dopo una ambita ma breve pausa, incalzato dal vento, inizio la mia discesa per il versante Nord utilizzando un sentiero attrezzato che disegna ghirigori tra i torrioni imponenti depositando l’escursionista 50 m più sotto, sulla sella sita prima del Baraghetto sommità di arrivo della breve Ferrata Angelino.

A sinistra si diparte il Sentiero della Variante all’inizio del quale un cartello avvisa delle opere di sistemazione in corso e mette in guardia dal percorrerlo. A destra, invece, un sentiero riporta alla stazione. Qui continuo a scendere lungo il crinale che scende ad Erbonne in Val d’Intelvi e lungo il quale corre la linea di confine Italia-Svizzera. 
Da questa parte la vegetazione affascina con il vestito autunnale che ha indossato e le macchie di caldi colori si alternano a comporre un fantastico potpourri sorvegliato dalle linee severe del Legnone, delle Grigne e del Resegone.


Dopo una sosta ristoratrice mi dirigo verso una delle tante baite in zona Alpe di Sella e lì faccio conoscenza con un gentile signore intento a riattarla. Una chiacchierata, una visita all’interno spartano ma accogliente poi mi accomiato da lui facendogli i miei complimenti per l’opera meritoria e proseguo la discesa verso Scudellate.


Qui, normalmente, si può tornare a Muggio lungo la noiosa strada asfaltata ma io avevo individuato sulla Carta Nazionale Svizzera un bel sentiero, non altrove richiamato, che scende nel bosco lungo la Breggia, sovrastandola lungo il suo percorso. Il sentiero è bello, facile e fresco ed mostra in alcuni punti lo sfacelo degli alberi abbattuti dalle intemperie e lasciati, giustamente, lì ad alimentare il ciclo della vita della foresta.



Lungo la passeggiata si transita a fianco di un complesso di rovine, Case di Sotto, che un tempo doveva essere un riferimento agricolo importante, posto com’è vicino al corso d’acqua.

Il sentiero scende sempre più vicino all’alveo del fiume; il canto degli uccelli e lo scorrere dell’acqua sono gli unici rumori che accompagnano il viandante finché si arriva al ponte che scavalca il fiume.

Da lì si risale il fianco orografico sinistro della valle ed in breve si torna a Muggio con lo zaino pieno delle castagne raccolte e la mente che già insegue le belle immagini della splendida giornata.
P.S.: per chi ama il genere un’occhiata al passato, un po’ di archeologia di montagna può offrirla questo documento. Buona lettura
Per chi vuole vivere dinamicamente il percorso ecco qui:
Riepilogo tecnico
Il percorso:

Un po’ di numeri:
Data: 06 Ottobre 2017
Lunghezza del percorso: 11,7 km
Dislivello: 1188 m
Tempo impiegato (lordo): 6h47’
Traccia GPS – scaricare da qui: traccia clickando sul pulsante “SCARICA” del sito


Libero dall’affanno del runner ho modo di apprezzare più a fondo questo percorso. Dopo poco più di 2 km l’asfalto cede il passo ad una bella massicciata che, seguendo un elettrodotto, conduce al paesino di Casere.




















